Il passato è una terra straniera

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il passato è una terra straniera“Il passato è una terra straniera” è il romanzo di esordio di Gianrico Carofiglio, scrittore italiani tra i più conosciuti e stimati. E’ un romanzo che si discosta nettamente dalla serie dell’avvocato Guerrieri, la stessa che ha reso celebre l’autore. Quest’ultima è improntata al genere poliziesco. “Il passato è una terra straniera” è invece un romanzo di formazione.

La storia verte intorno ai due protagonisti, Giorgio e Francesco. Entrambi ragazzi, entrambi cittadini di una Bari dal doppio volto: ora città elegante e raffinata, ora luogo decadente, in preda a oscuri traffici. Giorgio e Francesco non potrebbero essere più diversi: il primo è un ragazzo modello della Bari bene, ad un passo dal concludere una brillante carriera universitaria; il secondo è frequentatore di bische clandestine, costantemente borderline.
I due si incontrano per caso e per caso fanno amicizia. E’ cosi che Giorgio smarrisce la via. Frequentando Francesco, legandosi a lui sempre di più, si immerge in un vortice di lussuria, violenza, decadenza. Un viaggio negli abissi del suo animo dal quale emergerà, nel bene e nel male, come una persona nuova.

“Il passato è una terra straniera” è uno dei romanzi di formazioni più belli degli ultimi anni. Ineccepibile il ritratto della Bari di fine millennio. Realistico, invece, il ritratto dei due protagonisti, modelli ideal-tipici della gioventù di questi anni. Gli anti-eroi di questa storia, con le loro debolezze e i loro sussulti di volontà, catturano il lettore, quasi ne diventano i compagni nell’avventura, avvincente e in fondo triste, di cui sono protagonisti. Infine, Francesco e Giorgio appaiono personaggi reali, vividi.

Numerosi sono i temi trattati ne Il passato è una terra straniera. Il vizio del gioco, certo, è presente, ma ben presto cede il posto ad argomenti ancora più profondi. Emerge prepotentemente quello della lotta che ogni uomo, ogni giorno, ingaggia con se stesso per tenere a bada la belva che si agita nel suo animo. Emerge chiara anche la critica ai rituali e agli pseudo-valori della società conformista, in netta contrapposizione ai disvalori che propugna Francesco; disvalori che nella sua mente perversa si trasformano in un rigido codice morale, capovolto rispetto a quello del senso comune. Infine, emerge il tema del rapporto genitori-figli, della comunicabilità di cui reciprocamente fanno difetto, ben rappresentata dall’incapacità dei genitori di Giorgio a intuirne la trasformazione da ragazzo modello a personaggio borderline.

Lo stile è asciutto, sobrio. Le immagini scorrono nella mente del lettore come un film grazie ad un’accorta e mai ridondante gestione della sintassi. La frase minima ricorre spesso per sottolineare con decisione i passaggi più importanti, ma l’autore non ne abusa. Il narratore è onnisciente ma all’occorrenza sa defilarsi per lasciare la ribalta all’azione. La formula della prima persona, infine, garantisce la massima immersione nei fatti e nei pensieri del protagonista e garantisce quel meccanismo, magico e terribile assieme, che prende il nome di identificazione.

Scritto da Giuseppe Briganti