Misteri e leggende di Romagna

Castello di Montebello di Torriana
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Castello di Montebello  di TorrianaSono tanti i luoghi in Romagna a cui sono legate leggende, storie, vicende romantiche, tragedie o misteri, quasi tutti dislocati nell’entroterra con i suoi borghi, castelli medioevali, rocche e i personaggi che li hanno abitati e che li hanno resi più o meno famosi. Ed è proprio in questi posti “magici” e ricchi di storia che vi accompagnerò in questo insolito viaggio attraverso la Romagna più sconosciuta, passando da Montebello con la sua leggenda di Azzurrina, l’interessante quanto enigmatica storia di Cagliostro a San Leo e la romantica storia d’amore, finita in tragedia, di Paolo e Francesca a Gradara (PU) appena pochi chilometri dal confine romagnolo.

Montebello e la leggenda di Azzurrina.

Il castello del fantastico borgo di Montebello di Torriana, in provincia di Rimini, racchiude una suggestiva storia che parla una bambina che sparì misteriosamente e che ancora oggi fa parlare di se. Si chiama Guendalina Malatesta ma è conosciuta da tutti come Azzurrina. Siamo verso la fine del 1300 e Gudendalina era una bambina albina: questo era fonte di sospetto e paura, per cui il padre non la faceva mai uscire di casa. La madre provò anche a tingerle i capelli, ma questo non portò altro che a peggiorare la situazione, dandole dei riflessi azzurrognoli, da cui appunto il soprannome: Azzurrina. La leggenda che la riguarda dice che il 21 giugno 1375 durante un temporale, la bimba stava giocando con una palla all’interno del castello, quando questa rotolò giù per una scala che conduceva alla ghiacciaia. La bambina corse a recuperarla. Due soldati che avevano il compito di controllarla, udirono un grido e si precipitarono a cercarla, ma di lei più nessuna traccia. Da allora, ogni cinque anni, nella notte del solstizio d’estate, il 21 giugno, nel Castello di Montebello ritorna il fantasma di Azzurrina e la si sente ridere o piangere. Da anni ormai molti studiosi ed esperti stanno tentando di capire l’origine di questi suoni. Sono state effettuate anche delle registrazioni, realizzate dalla RAI e dall’Università di Bologna, in sui si sente il rumore di una palla che rimbalza, il rintocco delle campane e la voce di una bimba che pronuncia la parola “mamma”.

Sicuramente visitare il castello in questa occasione è molto suggestivo, ma se doveste trovarvi da queste parti i primi di settembre, fermatevi alla festa del miele, una vera e propria vetrina dell’eccellenza enogastronomica dell’entroterra riminese, dove protagonista principale sarà appunto il miele della Valmarecchia nelle sue diverse tipicità. L’apicoltura è un’attività molto diffusa in questa zona, grazie alla coltivazione di piante caratteristiche come la sulla, l’erba medica, la lupinella e altre varietà spontanee.

Il Conte Cagliostro “ospite” di San Leo.

Passiamo ora al bellissimo borgo di San Leo (RN). La prima cosa che si nota arrivando per l’unica strada esistente, è l’imponente fortezza in cui è stato “ospitato”, nella seconda metà del 1700, Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come il Conte di Cagliostro. Per ben quattro anni venne tenuto prigioniero in quella che fu considerata dagli esperti, la cella più spaventosa che sia mai stata costruita, chiamata il Pozzetto: completamente privo di porte e finestre, l’unico contatto con il mondo, era una piccolissima finestrella sul soffitto, tramite la quale gli venivano consegnati i pasti. Cagliostro fu senza dubbio un personaggio piuttosto affascinante: appassionato di esoteria, massone, alchimista, studiò le erbe e le loro proprietà curative e fu un grande avventuriero. Sono proprio alcune di queste sue caratteristiche che lo portarono ad essere condannato come eretico.

Solo a San Leo, e nello specifico nel liquorificio di Leonardo Leardini, potrete trovare l’antico balsamo Cagliostro, che si dice sia stato creato dallo stesso Cagliostro: un eccellente digestivo a base di radici di liquirizia, senza aggiunta di coloranti e sostanze sintetiche.

Il tragico amore di Paolo e Francesca a Gradara.

Permettetemi in ultimo di oltrepassare di pochissimi chilometri il confine romagnolo per arrivare in un delizioso borgo medievale in provincia di Pesaro-Urbino. Siamo a Gradara ed è qui che gli studiosi collocano i fatti che andrò a raccontare datandoli verso la fine del 1200. Parliamo di Paolo e Francesca una triste storia d’amore che tutti conosciamo, grazie anche agli scritti di Dante nella sua Divina Commedia. Protagonisti sono appunto Francesca da Polenta, figlia di Guido Minore, Signore di Ravenna e di Cervia, moglie di Giovanni Malatesta, detto Giangiotto. E Paolo, detto il bello, fratello di Giangiotto, che a Gradara si fermava spesso, visto che aveva diversi possedimenti. Tra i due accadde l’inevitabile: si innamorarono, destando diversi sospetti per le frequenti visite. La voce arrivò anche a Gianciotto che un bel giorno finse di partire per sorprenderli insieme nella camera di lei. La leggenda e lo stesso Dante nel V Canto dell’inferno della sua Divina Commedia, racconta che Giangiotto si avventò con la spada contro il fratello, ma Francesca si mise davanti restando trafitta prima di Paolo.

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Crediti foto:http://it.wikipedia.org/wiki/File:Montebello02.jpg