Nasa:satellite Uars forse la caduta domani 23 settembre

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Il satellite Uars dell’Agenzia Spaziale Americana, dopo 20 anni sembra ormai troppo vecchio e obsoleto come tecnologia per restare ancora attivo nel cielo.

La Nasa ha quindi deciso di farlo rientrare nei giorni da giovedì 22 e sabato 24 settembre facendolo cadere in mezzo al mare. Probabilmente la data dell’evento è venerdì 23 nel pomeriggio. La maggior parte dei pezzi bruceranno al contatto con l’atmosfera terrestre quindi non dovrebbero esserci pericoli anche se alcune parti potrebbero arrivare sul suolo Italiano anche se l’Agenzia Spaziale Americana ha fornito comunicati stampa e via internet tranquillizzanti.

Il satellite da 20 anni in orbita,era stato lanciato nel 1991 dallo Space Shuttle Discovery per raccogliere dati sul buco dell’ozono e sulla composizione chimica dell’atmosfera terrestre, sui venti e e le temperature dalla stratosfera per studiare le variazioni climatiche legate agli alti strati dell’atmosfera.
Gli strumenti a bordo erano 10, ad alta risoluzione e fatti con tecnologia molto avanzata per quel periodo, come lo spettrometro CLAES che ha fornito dati rilevanti sull’ozono, azoto, cloro, metano, vapore acqueo e metano, uno strumento ad altra sensibilità utilizzato assieme al telescopio che disponeva di un altro spettrometro a raggi infrarossi utile per distinguere i valori riportati dal rumore di fondo sempre presente nell’atmosfera e nell’universo.

Con lo spettrometro era presente anche ISAMS un radiometro a infrarossi utile per misurare la temperatura atmosferica in funzione della pressione dalla tropopausa alla mesopausa, il vapore acqueo presente, gli ossidi di azoto e studiare gli aerosol vulcanici e le nubi stratosferiche polari nella media atmosfera.
Questi sono alcuni strumenti ad alta risoluzione che funzionavano sul satellite e hanno dato un forte contributo allo studio dell’atmosfera terreste e alla sua composizione chimica.
Gli studi sull’ozono e sull’atmosfera terrestre continuano grazie al progetto Aura che monitora costantemente attraverso strumenti all’avanguardia la presenza dell’ozono che blocca le radiazioni ultraviolette che arrivano sul nostro pianete e possono essere molto pericolose per le persone, gli animali e la vita in generale.
Il progetto Aura si occupa anche dell’inquinamento e delle possibili conseguenze al livello climatico, per l’ecosistema e la sanità pubblica.